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Lunedì 01 Febbraio 2010 02:38 |
Antica sagra del Borgo Ruga - racconta
Pomeriggio decisamente interessante quello proposto dalla Contrada Borgo Ruga in occasione della tradizionale Festa dello Sposalizio della Vergine tenutasi domenica 24 gennaio nelle adiacenze di Villa Serena. La manifestazione, come consuetudine, si è aperta con la S. Messa celebrata da don Aldo alle 14,30 nell'Oratorio di Villa Serena con la partecipazione del Coro parrocchiale. Terminata la funzione la festa è entrata nel vivo con il trasferimento in Barchessa per l'atteso appuntamento di giornata. Un evento culturale fortemente voluto dalla Contrada, e in particolare dal presidente Corrado Bettio, per approfondire l'importante tematica dell'emigrazione Ponzanese e Trevigiana nel mondo. Un'intensa proiezione, accompagnata da canti popolari ad hoc, ha introdotto i numerosi presenti alla tematica proposta facendo comprendere la portata del fenomeno dell'emigrazione nel territorio trevigiano. Ciclicamente infatti, negli ultimi 150 anni, il nostro territorio è stato oggetto di vere e proprie ondate di emigrazione che dimostrano quanto fosse dura la vita in Veneto fino a qualche decennio fa. Le mete privilegiate oltreoceano erano l'Australia e l'America, poco importava se si partisse per Brasile, Argentina, Stati Uniti o Canadà. Molti invece, specialmente nel secondo dopoguerra, con nessuna certezza e tante speranze, partivano da soli per 'far schei' in Francia o in Belgio. Come spiegato dal prof. Pierduilio Pizzolon i ragazzi non ancora sposati non potevano portare con sè le fidanzate, quindi, una volta trovati casa e lavoro, organizzavano un 'matrimonio per procura': in Italia la ragazze celebravano un matrimonio tradizionale con la differenza che lo sposo, emigrato all'estero, era sostituito dal proprio fratello maggiore. Le ragazze, ormai sposate, potevano quindi ricongiungersi ai loro uomini in giro per il mondo. Dopo questo breve excursus sulla Ponzano di un tempo è giunto il momento più atteso del pomeriggio, lo spettacolo di Francesca Gallo. Presentata in forma di teatro-verità, con brevi monologhi intervallati da bei momenti di canto e fisarmonica proposti dall'attrice stessa, la rappresentazione è riuscita nell'intento di catturare l'attenzione dei presenti andando a toccare le più profonde corde del nostro cuore. La forma di comunicazione scelta, che ha sfruttato le testimonianze degli emigrati stessi e dei loro familiari, prevedeva la narrazione di storie vere come quelle di Orfeo e Olga che per la loro durezza sfioravano a tratti il surreale. Uomini che lasciavano la propria terra e gli affetti, in cerca di fortuna, attirati da proposte allettanti il più delle volte ingannevoli, o più semplicemente attirati da quel sogno chiamato 'merica'. Storie di uomini morti in miniera, per fughe di grisou, o per i postumi della miniera (silicosi); vicende di uomini in cerca di un tetto ma scambiati per vagabondi e fatti oggetto di elemosina; ma anche avventure di uomini che hanno letteralmente conquistato il Canada con la propria intraprendenza. Una performance a tratti commovente, specialmente negli intermezzi musicali che sono riusciti nell'intento di far tornare alla mente del pubblico più attempato vecchi ricordi di gioventù. Terminato lo spettacolo, la kermesse si è conclusa in perfetto stile Borgo Ruga tra pentoloni di vin brulé e tutte le leccornie tipiche del carnevale. Nel complesso veramente una bella iniziativa che ha contribuito a far luce su un fenomeno importante della nostra terra e su tante microstorie spesso sottaciute perché scomode e screditanti. Un incontro che ha fornito grandi spunti di riflessione sull'Italia dei nostri vecchi, ma che può fornire importanti chiavi di lettura anche per capire, a parti invertite, l'Italia di oggi.
[Giovanni Geromin]
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