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Una storia che comincia a giugno 2009, una Maestra, Lara, mi chiama e mi fa una proposta:
Tu fai teatro no? Allora noi vorremmo lavorare sulle emozioni!
I bambini sono quelli di seconda e terza.
La scuola: Scuola primaria di Ponzano.
Abbiamo già un testo in mente, ma se vuoi puoi proporne uno tu!
Forse, se troviamo i soldi!
Arriva settembre e l’idea c’è ancora, ma chissà? Arriva anche dicembre…SI PARTE!
Partenza gennaio!
Sfida…le emozioni! Senza le emozioni il teatro non esiste, si, ma sono le emozioni dei bambini…forse è più facile sperimentarsi su un percorso di teatro tradizionale: lo spazio, il corpo, la voce…
No, sfida accettata! Le emozioni: si parte!
Per essere in grado di percepire i sentimenti degli altri in maniera differenziata e consapevole, i bimbi devono prima imparare a divenire consapevoli dei propri, ad accettarli ed esprimerli in modo chiaro ed inequivocabile.
Il gioco allora è capire cosa, come si muovono le emozioni dentro di loro, cosa li fa provare gioia, odio, paura, preoccupazione…alcune emozioni hanno origini semplici e altre molto complesse. E’ la sincerità che stupisce…
…e le Maestre raccolgono e amplificano con strumenti non teatrali, ma sedimentano un lavoro spontaneo aiutano la riflessione!
Il secondo naturale passo è conoscersi meglio e costruire la fiducia gli uni negli altri è indispensabile per far crescere la propria sicurezza.
Allora le emozioni di uno si mescolano con quelle degli altri e sono precise, sicure alle volte fanno un po’ male, alle volte sono fastidiose, ma spesso sono divertenti, anche quelle che a parole non ci piacciono, ma in scena è un’altra cosa.
E l’orecchio attento delle Maestre, che ben conoscono le loro classi, sanno percepire anche inflessioni sottili, anche difficoltà minime, sottotesti, e tutto ciò che c’è da raccogliere e riportare in un racconto, in un disegno, in una riflessione.
Poi si passa ai lavori pesanti:
Il rafforzamento dell’io e l’autostima sono il presupposto per uno sviluppo positivo delle qualità umane, delle relazioni sociali, e per un agire responsabile.
Io, gli altri, l’interno, l’esterno: tutto diventa campo di gioco, di improvvisazioni, si incontri e scontri, di costruzione …
…il testo, non ce lo siamo dimenticati mai: Ortone e i piccoli chi!
Un libro meraviglioso di uno dei più visionari autori per l’infanzia Dr. Seuss.
Il mondo è quello degli animali, il protagonista: un pacioso elefantone che non si allinea ai più, lo scherno non lo spaventa, la continua minaccia dei più forti non lo intimidisce, lui ha un obiettivo sconosciuto da chi sente, ma non sa ascoltare, da chi guarda, ma non sa vedere, da chi pensa che la forza stia nel fare la voce grossa! La forza di Ortone è andare oltre, riuscire a vedere ciò che gli altri non vedono e lottare per proteggerlo!
Anche la costruzione dello spettacolo non ha avuto un percorso tradizionale ossia: assegnazioni delle parti, il più bravo fa il protagonista, ecc.
Nel gioco delle emozioni, e di Ortone, questo non ci sta!
Ortone è un elefante, è grande (e non solo fisicamente), non basta un bambino ne servono di più: ecco allora 20 bambini, un’intera classe, gli Ortoni sono 4 composti da cinque bambini ciascuno: una testa e quattro zampe e tutti parlano, non si capisce chi, ma non ha importanza, le mamme e i papà sapranno riconoscere le voci!
Poi ci sono gli antagonisti: una cangura con la sua cangurina (in realtà quattro coppie di bambine che si alternano in scena), un gruppo di scimmie composte da 5 bambini, un aquila composta da 5 bambini uniti tra loro (una testa e le ali composte da due bambini per ala)
E poi ci sono i Piccoli Chi da proteggere: una classe intera di bimbi di seconda elementare che si muove in scena come un magma dando origine a figure e suggestioni.
Nessun protagonista! Le emozioni vanno vissute insieme, supportandosi a vicenda, un’unica voce e tantissimi corpicini, pronti a muoversi insieme.
Ma la sfida è nella sfida! Una classe decide di proseguire la storia scritta e raccontare quella di altri animali che affrontano un viaggio piccolo, lungo, faticoso, divertente, animali di vario tipo che si ritrovano a condividere insieme un luogo forse troppo stretto, forse che offre meno di quel che serve per sopravvivere…e non tutto è semplice, e non sempre un leone può controllarsi di fronte ad una possibile preda…ma le emozioni ci portano oltre il quotidiano, ci portano ad unire l’impossibile, ci portano ad incontrare la stravaganza ed accoglierla, per poi magari abbandonarla …o forse no!
Questo è quello che io so raccontare, ma non è che un grano di polvere che svolazza nel ciel!
Valentina Paronetto
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